Le parti asociali

Quali interessi tutelano i sindacati nazionali? Hanno una linea fondata su un modello coerente di crescita del reddito e dell’occupazione o sono corporazioni intorpidite da vecchi schemi? La domanda emerge in modo inquietante ora che la spending review si sta per trasformare in alcune prime misure legislative. Ridurre la spesa pubblica di 7 miliardi è un compito innovativo difficile, alla cui attuazione nessuno, dotato di senso di responsabilità, dovrebbe tirarsi indietro.
4 LUG 12
Ultimo aggiornamento: 18:08 | 3 AGO 20
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Quali interessi tutelano i sindacati nazionali? Hanno una linea fondata su un modello coerente di crescita del reddito e dell’occupazione o sono corporazioni intorpidite da vecchi schemi? La domanda emerge in modo inquietante ora che la spending review si sta per trasformare in alcune prime misure legislative. Dalla cifra iniziale di 4,5 miliardi necessaria per scongiurare l’aumento dell’Iva, l’obiettivo è stato quasi raddoppiato dal governo poiché si devono finanziare anche gli interventi per le famiglie e le imprese colpite dal terremoto e gli esodati in eccesso rispetto a quelli già considerati nella riforma delle pensioni. Ridurre la spesa pubblica di 7 miliardi, non con tagli lineari ma con il bisturi, per far fronte a questi obiettivi di chiaro contenuto sociale, è un compito innovativo difficile, alla cui attuazione nessuno, dotato di senso di responsabilità, dovrebbe tirarsi indietro. Ma i maggiori sindacati nazionali, invece che dare il loro appoggio allo sforzo del governo, si sono messi sul piede di guerra e hanno avanzato proteste e proposte anacronistiche, come si evince anche dalle dichiarazioni giunte dopo l’incontro di ieri a Palazzo Chigi con il governo. Se il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, che aveva minacciato uno sciopero generale, ha insistito nel suo generico difensivismo (“non fare di ogni erba un fascio”), il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, oltre a chiedere di ricorrere alla tassazione patrimoniale ha dichiarato di avere “trovato un governo criptico e reticente, per poi concludere: “Manteniamo la mobilitazione delle categorie”. Eppure è noto che la recessione in cui ci troviamo è dovuta anche al fatto che la manovra correttiva è stata attuata con la patrimoniale immobiliare diffusa. Si invoca dunque ora un’altra tassazione dei patrimoni per aggravare la recessione? Bonanni presenta la minaccia dello sciopero generale per chiedere che il governo proceda nell’opera di ridurre la spesa pubblica mediante la concertazione con i sindacati nazionali. Anche la Uil è su questa linea. Ciò comporta tra l’altro una contraddizione con la strategia riformista che Cisl e Uil avevano messo in campo per i contratti aziendali di Fiat auto. Ma su questo fronte Cisl e Uil sono stati superati dalla Fiom-Cgil che ha ottenuto dal magistrato di Roma l’assunzione di 145 suoi aderenti nella Fip (Fabbrica Italia di Pomigliano), e questo anche se la sigla cui appartengono si rifiuta di firmare il contratto di produttività. In un momento come questo, insomma, ognuno mostra di curare la propria bottega, a scapito dell’interesse generale e in definitiva quindi dell’interesse di tutti gli iscritti dei singoli sindacati.